I dintorni di Lecce

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s.maria cerrate.jpg (9567 bytes)A circa 2 Km., a S.W. dell'attuale città, sulla via per S. Pietro in Lama, si trovano i ruderi di Rudiae, fondata secondo la tradizione antica dal re salentino Malennio contemporaneamente a Lupiae, ma più importante di questa, di cui costituiva la necropoli. Fu distrutta nel XII secolo da un re normanno. Rudiae si sviluppò nel V-IV secolo a.C.; di quel periodo sono gli splendidi vasi, i corredi funerari, le numerose "trozzelle" rinvenute che costituiscono la parte più cospicua del corredo museale leccese. Nel terreno pieno di arbusti si intravedono un ninfeo, un ipogeo funerario messapico, diverse tombe e un insolito anfiteatro ellittico.

Tuttora nel vicino centro di S. Pietro in Lama sopravvive l'artigianato della terracotta. Pochi chilometri a nord, a metà strada tra la Marina di Torre Rinalda e il territorio di Squinzano, sorge l'Abbazia di S. Maria di Cerrate, dove ha sede il Museo delle Tradizioni Popolari Salentine. L'interesse è rivolto alla chiesa, espressione del romanico ma che per il suo linguaggio estetico rappresenta il diverso nella cultura artistica locale sempre orientata verso Bisanzio. Il conte normanno a cui la si attribuisce (per alcuni storici è Boemondo, per altri è Accardo oppure Tancredi) trovò già in loco una comunità di monaci greci e, pertanto, è possibile far risalire il monastero ad un periodo precedente il 1133 o, per lo meno, al primo trentennio del XII secolo. Nei locali attigui alla chiesa è allestito il Museo delle Tradizioni Popolari Salentine: sono esposti arredi e utensili domestici nonché attrezzi della cultura contadina locale e due affreschi riproducenti, rispettivamente, l'Annunciazione e la Morte della Vergine. Il borgo rinascimentale di Acaia (comune di Vernole), opera dell'architetto militare GianGiacomo dell'Acaya che fortificò (1521-1535) il villaggio già denominato Segine, realizzando il castello munito di poderosi bastioni angolari, di cortine e di un fossato.

acaia.jpg (13369 bytes)Ad Acaia vi è un autentico culto per i "pampasciuli", tanto da festeggiarli in ricorrenza del giorno della patrona, la Madonna Addolorata, il primo venerdì di marzo. Si tratta dei bulbi di "muscari comosum", una sorta di cipollette selvatiche amarognole, che crescono abbondantemente nel territorio circostante. I pampasciuli si gustano fritti, arrostiti alla brace, alla genovese, conservati sott'olio o sott'aceto e, lessi, conditi con olio d'oliva, aceto, aglio e menta. Fanno parte della dieta povera, particolarmente indicati per il periodo quaresimale, quando si dovrebbe mangiare magro. Attenzione a non esagerare perché sono tremendamente lassativi.

Strudà conserva il grandioso Palazzo dei Saraceno; Pisignano il menhir Materdomini, l'omonima Chiesa in cui si custodisce un affresco cinquecentesco ed un crocifisso ligneo; il Palazzo dei Severini (XVII sec.). Nell'adiacente campagna, in contrada "li Lei", cresce un gigantesco leccio meglio conosciuto come la lizza te lu Motta, il leccio del Motta, dal cognome dell'originario proprietario del fondo agrario. È un autentico "patriarca verde", maestoso e superbo (relitto delle folte antiche foreste salentine): il tronco misura ben 3,84 m. di circonferenza mentre la chioma ha un diametro di 21 m., i rami sfiorano il piano di calpestio e formano una capanna vegetale di frescura. In paese lo identificano anche come la "Lizza dei briganti" perché bande di fuoriusciti vi si nascondevano tra i rami. Tra maestosi alberi d'ulivo, annosi nei tronchi aggrovigliati e incisi da profonde rugosità, originalissime sculture lignee riproducenti, a volte, fattezze umane, sorge il centro di Vernole, che già nel nome, "Vèr in oleae", primavera tra gli ulivi, cela lo stretto legame con l'elemento vegetale preponderante. La secolare produzione di olio vernolese, celebrato per la sua qualità, è attestata da ben 19 frantoi ipogei. Si consiglia di visitare almeno quello di piazza Vittorio Veneto (1576) e l'altro semi-ipogeo di via Lecce, affascinante nella sua struttura architettonica. Altri monumenti sono rappresentati dalla Chiesa della Visitazione o della Madonna del Monte (XVII sec.), la Chiesa Parrocchiale e la guglia (XVII sec.) dedicate alla Patrona S. Anna, che i vernolesi festeggiano il 26 luglio. La strenna che alla fine di ogni anno il Capitolo offriva al vescovo di Lecce, al Vicario e ad altri prelati della diocesi, consisteva in stari di miele di pregiata qualità, prodotto a Melendugno. Melendugno è rinomata, oltre che per la bontà dell'olio di oliva, anche per la qualità delle patate zuccherine e per la "ricotta forte" o "ascante".