Dal complesso abbaziale di Cerrate si può raggiungere il confine con la provincia di Brindisi contrassegnato dalla Torre della Specchiolla o le località balneari di Casalabate, Torre Rinalda (o di Rinaldo), Torre Chianca, Frigole fino alla Marina di S. Cataldo, la cosiddetta "spiaggia dei leccesi", data la vicinanza di questa dal capoluogo, per vedere i pochissimi resti del Porto Adrianeo, fatto erigere probabilmente dall'imperatore omonimo nel IIsecolo d.C. Purtroppo le continue e profonde trasformazioni dell'ambiente hanno fatto scomparire quella che doveva essere una grande struttura costituita da grossi blocchi di pietra. Tuttavia dopo Torre Rinalda e la località "Spiaggia Bella", svoltando in prossimità di una carrareccia alberata da eucalipti, si giunge alla masseria Rauccio e all'omonimo boschetto (circa 12 ha), uno degli ultimi lembi superstiti della citata antica foresta di Lecce, oasi protetta dal WWF. Lasciato l'interessante boschetto, si suggerisce un'altra sosta presso le sorgenti chiamate Idume, acqua dolce, presso la Marina di Torre Chianca, comprese tra antiche masserie (Solicara, Melcarne, Paladini e tante altre) e purtroppo soffocate da residenze estive abusive.
Proseguendo lungo la litoranea, dopo aver lasciato la marina di San Cataldo in direzione di quella di S. Foca, si consiglia di sostare presso l'Oasi naturalistica Le Cesine (comune di Vernole), la più importante zona umida del Salento, dichiarata "biotopo" di interesse internazionale (Convenzione di Ramsar - Iran 1971) e, dal 1980, "riserva naturale di popolamento animale dello Stato", gestita dal WWF. Gli uccelli sono i frequentatori più abituali e, tra essi, quelli che vi svernano: aironi, cicogne, gru, fenicotteri ed anche cigni reali. Da Torre Specchia il mare comincia a costeggiare la strada asfaltata; sporadici isolotti simili a faraglioni e piccole insenature protette da pareti rocciose indicano che l'arenile ha lasciato il posto alla scogliera, in alcuni tratti abbastanza alta. La campagna intorno è divisa in piccoli fazzoletti di terra rubata alla palude e perciò spesso allagata durante la stagione invernale. Tipiche casette rustiche, i pagghiari, contrassegnano il paesaggio.
La marina di S. Foca è conosciuta non soltanto come rinomata stazione balneare dotata di un ottimo porticciolo, di confortevoli complessi alberghieri e di ristorazione, ma per una fortunata condizione ambientale: il suo mare è un habitat ideale per la riproduzione e la crescita dei ricci (Paracentrotus lividus) che sprigionano un gusto particolare grazie allo speciale plancton di cui si nutrono. Successivamente si incontra Roca Vecchia, già città messapico-romana, distrutta dalle incursioni saracene e riedificata da Gualtieri VI di Brienne (XIV sec.) sulle rovine affioranti del villaggio messapico. Fu chiamata Rocca (fortezza) per l'elevata posizione sul mare e tale nome conserva, pronunciato alla francese, senza il raddoppiamento della consonante finale: Roca.
Il castello, famoso nel periodo dell'assedio di Otranto (1480) per la sua inaccessibilità, era reso ancor più sicuro grazie ad alcuni segreti passaggi sotterranei che permettevano l'uscita a distanza. Per evitare che divenisse ricettacolo dei pirati che continuamente infestavano la costa, si decise di smantellarlo e i profughi di Roca Vecchia si trasferirono a Roca Nuova, a circa quattro chilometri verso Melendugno, in un luogo malarico, composto da una torre scarpata, poche casette ed una chiesetta; nel 1834 le uniche due famiglie rimaste si trasferirono definitivamente a Melendugno. Nel sito archeologico di Roca esiste un insediamento risalente all'età del Bronzo e del Ferro; di esso sono stati portati alla luce la cinta muraria, tracce del fossato, le scalette con cui si raggiungevano i camminamenti, la necropoli (IV secolo a.C.).
Nelle vicinanze vi è la rinomata "grotta della poesia" dove, secondo la leggenda, faceva il bagno una principessa tanto bella da attirare l'attenzione dei poeti che, dinanzi alle sue capacità natatorie ed alle sue dolci movenze nell'acqua, le dedicavano estemporanei versi lirici. Da ciò il nome della grotta "poesia".
La successiva marina di Torre dell'Orso prende il nome dall'omonima fortificazione troncopiramidale, parzialmente diruta, che domina la Cala dell'Orso, convenzionalmente l'Orsetta, una tra le più suggestive località balneari dell'Adriatico salentino, racchiusa da spuntoni di roccia e protetta da una folta pineta. Due scogli isolati nel mare cristallino, indicati come le "due sorelle", la vigilano da lontano. Chilometro dopo chilometro si va incontro ad una zona di singolare valore paesaggistico e naturalistico: i Laghi Alimini. Prima di giungervi si consiglia di sostare presso l'Oasi di Frassanito, caratterizzata da una folta pineta di recente impianto, la cui perla è rappresentata da un magnifico cordone dunale, lungo alcuni chilometri, impreziosito floristicamente da una ricca varietà di specie psammofile.
I laghi sono più che altro due specchi d'acqua, di forma irregolare e di origine carsica: Alimini Grande (a N) e Alimini Piccolo o Fontanelle (a S), cosiddette perché alimentate da numerose polle di acqua sorgiva. L'anticamera di Otranto è Torre S. Stefano, un'insenatura folta di tamerici, di felci e di rosolacci, solcata da un ruscelletto. Costeggiando le case coloniche trasformate in trattorie tipiche o in rivendite dei prodotti coltivati negli orti retrostanti, si giunge a Otranto, che già si annuncia accogliente con la sua atmosfera orientaleggiante o tipicamente mediterranea ed il mare luccicante all'orizzonte. Al di là delle mura, la città martire aspetta pazientemente di raccontarci la sua gloriosa storia.