è la successiva località costiera, una sorta di fiordo che si immerge nel mare dal colore indescrivibile, nel quale si riflettono le rarità floristiche tipiche delle pareti rocciose prossime al Santuario di Leuca. Una miriade di piccole cavità costiere ci accompagna sino al Canale del Ciolo, cosiddetto per la presenza nella zona di corvi, chiamati volgarmente "ciole". Si dovrebbe continuare il viaggio in barca: si rimarrebbe sbalorditi per la ricchezza delle cavità. Fanno quasi paura a guardarle dal mare.
Marina di Novaglie
Emozione dopo emozione, ecco apparire il Faro di Santa Maria di Leuca. Siamo al "Finibusterrae". Sino a non molti anni fa, alla Marina di Leuca si scendeva lentamente, seguendo ampi tornanti riarsi, tra selve di fichi d'India e tante palme sventolanti nell'aria come bandiere. Giungere in treno ha un sapore d'altri tempi, anzi è una "littorina" che sosta ad ogni stazioncina dove le sbarre del passaggio a livello sono ancora manovrate a mano. Perciò il mezzo ferroviario si consiglia soltanto a coloro che sentono di avere una pazienza di ferro... e molto tempo a disposizione. La linea servita dalle "Ferrovie Sud-Est" termina a Gagliano del Capo, la stazione più meridionale del Salento, distante 1,5 Km. da Leuca. Principale approdo, quindi, sulla rotta marinara est-ovest, disponeva di un complesso santuariale che recenti scavi hanno portato in parte alla luce, nei pressi di Punta Rìstola, e precisamente nell'area della grotta Porcinara.
Sullo scoglio del Melìso, proteso nel mare come la prua di una gigantesca nave, fu costruito il Santuario di Sancta Maria de finibus terrae (nelle forme attuali nel 1720) sull'area dove anticamente sorgeva il tempio dedicato alla Dea Minerva, del quale si conserva ancora un'ara romana che si può osservare sulla destra, appena si entra nella chiesa. Il Santuario è il più celebre centro di spiritualità dell'intera penisola salentina. Esso non è soltanto un richiamo a livello spirituale penitenziale (al Santuario, come si è detto, bisogna andare almeno una volta in vita se si vuole entrare in Paradiso). Sul promontorio del Melìso, alle spalle della chiesa-fortezza, si eleva il faro alto 47 metri e posto a 102 metri sul livello del mare. La sua luce bianca è visibile sino a ventisei miglia e mezzo. Dal suo terrazzo si gode un panorama stupendo; quando il tempo è limpido e sereno si arriva a scorgere persino Corfù. Dal lungomare Cristoforo Colombo si può osservare la monumentale cascata artificiale affiancata da due rampe di scale di 300 scalini ciascuna: essa segna il termine dell'Acquedotto Pugliese, mentre la colonna romana vicina ricorda l'anno in cui l'imponente opera fu realizzata (1939). Nelle protuberanze di Punta Rìstola e Punta Melìso terminano le serre salentine del versante occidentale e imprimono a quest'ultimo tratto costiero una bellezza tra le più ricercate della regione pugliese. A completare la suggestività del luogo ci pensano le numerose grotte che si aprono sia sul versante di levante che su quello di ponente. E si consiglia di vedere le prime nella mattinata per non perdere gli effetti delle particolari rifrazioni; quelle di ponente è preferibile visitarle nelle ore pomeridiane.
Le grotte Porcinara e del Diavolo sono le uniche con accesso da terra; quest'ultima è così denominata perché sede dell'anima dannata del barone di Castro, trasformato in terribile demonio! Si dice che da qui attirava con fascinosi stratagemmi i pescatori che si avvicinavano a Punta Rìstola per poi ucciderli mostruosamente. Sulla costa di ponente si trovano, rispettivamente, le grotte del Fiume, del Presepio, delle Tre Porte, del Bambino, dei Giganti, della Stalla e del Drago. Quelle di levante sono almeno una ventina e i pescatori le conoscono meglio con gli appellativi dialettali: del Burraru, dei Ciaulsi, di Ortocupo, delle Cappeddhe, delle Satizze, del Cacateddhu ...