Visto dall'alto, il profilo ionico presenta una serie ininterrotta di torri imponenti, solitarie, sgretolate, inutilizzate, talvolta inglobate nei centri che si rianimano particolarmente in estate. È l'eredità di un progetto disposto da Carlo V, per difendere le coste del Reame di Napoli dai temuti assedi provenienti dal mare. Soltanto sullo Ionio il piano di edificazione ne prevedeva 40 (43 lungo l'Adriatico). In caso di avvistamento dei predoni attivavano segnali luminosi più che acustici da trasmettere alle torri interne. Ecco che la ripetizione di moduli turriformi ogni due miglia e per un centinaio di chilometri, esprime una sorta di tendenza all'iterazione rivelatasi naturale, oltre che necessaria, su un territorio lungo più che largo. Apre il repertorio Torre Columena segnando il confine con la provincia di Taranto; si continua con quelle di Castiglione, di Lapillo, della Chianca fino a Torre Cesarea. Nonostante l'età avanzata, esse dimostrano quanto l'originaria funzione difensiva abbia avuto un senso: gli arenili sono lunghi e aperti, la scogliera è appena accennata ed accessibilissima, il mare è poco profondo e facile da guadare.
Porto Cesareo ha visto aumentare la propria notorietà negli ultimi decenni, da quando il boom turistico ha scoperto e valorizzato le varie spiagge del litorale di competenza comunale, riparate dai venti e lambite dal mare eccezionalmente trasparente. All'indiscussa bellezza del mare affianca uno straordinario interesse biologico: un parco naturalistico di eccezionale valore rappresentato dall'Isola dei Conigli o Isola Grande, distante dalla costa appena 500 metri da una sorta di corridoio marino profondo poco più di 1 metro. Le successive località balneari, contrassegnate rispettivamente da Torre S. Isidoro e Torre dell'Inserraglio, volgono le spalle a fenomeni ambientali racchiusi nella "Palude del Capitano. Nell'immediata Torre Uluzzo la costa si presenta alta con rocce irte e scure e pochissime calette di accesso. Una baia non a caso conosciuta convenzionalmente come Porto Selvaggio. L'incantevole paesaggio a getto sul mare che si domina dalla Torre di S. Maria dell'Alto, presso la masseria omonima, raggiungibile dalla scala in pietra che si inerpica nella pineta. Dalla posizione dominante e col bel tempo si apre una visuale a dir poco stupenda sull'infinita piana "della Lea" che confluisce nel sottostante Porto Selvaggio, sul rudere di Torre Uluzzo a nord, e, a sud, sui centri balneari di S. Caterina, S. Maria al Bagno, Lido Conchiglie fino a Gallipoli e la dirimpettaia Isola di S. Andrea. Attraverso un tratturo si giunge alla Masseria Brusca, così detta per un'erba selvatica un tempo diffusa nella campagna circostante e con cui si confezionava un'omonima spazzola per strigliare i cavalli. Uscendo dal lato posteriore della Brusca, dopo un percorso di almeno 500 metri si giunge nei pressi della Masseria Torre Nuova (sec. XVI). Scendendo gradatamente di quota il percorso si snoda lungo la scogliera a ridosso del mare che in questa baia è cristallino e color topazio. Ma non è soltanto natura da ammirare, scorci da fotografare, suggestioni da ricordare, è anche il luogo dove si sono scritte le pagine di storia più significative ed esaltanti del Salento. In questo tratto è stato trovato un ineguagliabile patrimonio preistorico sedimentatosi nelle grotte di Uluzzo a nord, di Carlo Cosma al centro e del Cavallo a sud. In queste cavità formatesi per lo scorrimento di corsi d'acqua ipogea, i segni della frequentazione umana risalgono alla fine del Paleolitico Medio, circa 40 mila anni fa, caratterizzati da fossili di equini e rinoceronti, da strumenti di lavoro e di morte, ottenuti modellando il calcare e la valva Callista callista chione.
Percorrendo la litoranea si incontrano S. Caterina e S. Maria al Bagno, ex borgate di pescatori ed oggi rinomate località balneari della riviera neretina. Dell'antico villaggio non rimane alcuna traccia, mentre di un periodo splendido si conserva la Torre del Fiume, meglio nota come le "Quattro Colonne" perché, crollate le mura perimetrali di un antico castello, sono rimasti soltanto i ruderi dei torrioni angolari.