Superato il tratto stradale caratterizzato da tornanti che sembrano portare direttamente nel mare visibile oltre il parapetto, inattesa e rassicurante appare S. Cesarea Terme: solare e luminosa. Scaturisce incredibilmente da un paesaggio aspro, dai massi rocciosi che la difendono dai venti impetuosi. La sottostante scogliera è alta, pericolosa, visibilmente impraticabile sia per una facile balneazione, sia per un'attività sportiva o industriale quale la pesca. E, tuttavia, si respira un'atmosfera di diffusa calma, di antica pace che induce a vaghi pensieri d'infinito. Viene da chiedersi se la lingua di terra su cui è sorta sia stata fatalmente piana, tanto da consentire agevolmente l'insediamento umano. Certamente è un luogo magico: appaiono belle e seducenti perfino le rocce che la incastonano come si incastonano gli amuleti e le pietre preziose. Avallarono simile esperimento di pionieristica oreficeria urbana, facoltosi borghesi e maturi nobili salentini che, tra la fine dell'800 ed i primi decenni del '900, commissionarono, per trascorrervi le vacanze estivo-autunnali, progetti di lussuose ville, spesso frivole e stravaganti. Nonostante i lustri trascorsi, tuttora connotano, con l'estro decorativo delle facciate e la raffinata fantasia delle linee architettoniche, l'aspetto estetico di questa nobile e luminosa signora dell'acqua. Affacciata sul mediterraneo orientale, che svanisce al Capo di S. Maria di Leuca ed in cui si specchiano i dirimpettai monti dell'Albania, isolata come una dimora fiabesca, S. Cesarea Terme deve il suo sviluppo proprio allo sfruttamento del mare, ricco di proprietà terapeutiche per la presenza di sorgenti termominerali, conosciute già al tempo di Aristotele e Strabone.
La leggenda pagana narra che Ercole inseguì i giganti Leuterni e li trucidò con la sua possente clava; dai corpi disfatti vennero fuori le sorgenti sulfuree che caratterizzano il tratto costiero di S. Cesarea Terme. La leggenda popolare cristiana, invece, tramanda che una giovinetta di nome Cisaria, fatta segno dal genitore a voglie incestuose, si rifugiò in una grotta e quando il genitore la raggiunse, fu arso vivo da vampate di zolfo. Il monte, intanto, si era aperto per inghiottire e salvare Cisaria; le acque trattennero la sua purezza diventando miracolose e perciò mèta di sofferenti che cercavano guarigione. Le sorgenti salsobromoiodiche scaturiscono abbondantemente nelle grotte Gattulla, Fetida, Solfurea e Solfatara e sono particolarmente indicate nelle infiammazioni croniche dell'apparato respiratorio ed uditivo, nei processi degenerativi di quello osteoarticolare e nei disturbi del ricambio.
I dintorniNel territorio comunale ricade il rudere di Torre Minervino, sul ciglio di una parete rocciosa che, dopo 30-40 metri, termina su un pianoro cosparso di massi staccatisi dalla sovrastante parete. Per quanto aspro e ripido, il muro è un autentico "santuario" botanico di specie rare o endemiche come il Fiordaliso nobile (Centaurea nobilis), l'Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides) e l'Ephedra (Ephedra campylopoda), presente in Italia soltanto a Torre Minervino e a S. Cesarea Terme.
Nelle frazioni, rispettivamente, a Cerfignano si trova la colonna votiva più antica della provincia di Lecce (1550), situata di fronte alla chiesa matrice, caratterizzata da una croce che sovrasta il capitello corinzio. Vitigliano ha invece nella Parrocchiale (XVI-XVII sec.), uno dei rari esempi di chiesa fortificata, e il Cisternale, una costruzione arcaica, di forma rettangolare, scavata nella roccia e costituita da lastroni di pietra, disposti l'uno accanto all'altro, a secco, che formano un tetto a due spioventi.
A Poggiardo, importante centro agricolo, situato in un'ampia pianura coltivata a cereali, tabacco, vite e ulivi, già sede di una fiorente Scuola Umanistica dove si formò Scipione Ammirato (1531-1601), di grande interesse artistico è la cripta di S. Maria degli Angeli, scavata nel tufo, nei pressi della chiesa matrice (1716) e del palazzo ducale dei Guarini (XV sec.). Al territorio di Poggiardo appartiene il centro di Vaste, l'antica Bastae, esplorato sistematicamente negli ultimi quindici anni. All'interno delle imponenti mura megalitiche che si sviluppano per oltre 3 Km. sono emersi oggetti e testimonianze appartenenti sia all'Età del Ferro (IX-VII secolo a.C.) che alle civiltà romana, bizantina e medioevale. Di particolare interesse è la cripta dei SS. Stefani. Ad Ortelle vi è la cripta della "Madonna della Grotta" con tre navate absidate e tracce di pregevoli affreschi tra i quali una "scena della Passione" (XII sec.). L'ultima domenica di ottobre si svolge la caratteristica "lu porcu meu" (festa del porco) con degustazione della carne di maiale nelle diverse specialità.