Ai piedi di una collina sorprendentemente verdeggiante si distende il centro di Tricase, delimitato dalla Serra dei Cianci e dalla Serra del Mito, che quasi scivola nel mare Adriatico. Incorporata nel Principato di Taranto, Tricase fu più volte saccheggiata dai turchi e dagli abitanti dei villaggi vicini, avidi di bottino. Il complesso architettonico di maggior rilievo è rappresentato dall'attuale Piazza G. Pisanelli (1688), costituita dalla facciata della chiesa di S. Domenico, dal castello, dalla chiesa madre e da una schiera di case a disposizione molto varia. Dell'ex convento dei Domenicani, costruito da Fra' Nicolò Paglia di Giovinazzo, compagno di San Domenico, sono ancora oggi visibili soltanto il piccolo chiostro e la ottagonale vera del pozzo. La Chiesa Parrocchiale che, dopo varie vicissitudini, fu aperta al culto nel 1784. Un collegamento murario unisce l'attigua torre dell'orologio al cinquecentesco castello dei Principi Gallone. Poco distante dalla piazza citata vi è la Chiesa dedicata all'Arcangelo Michele, costruita nel 1624, ma decisamente cinquecentesca nell'impostazione stilistica e nelle decorazioni. In fondo alla piazza della Vittoria, la Chiesa di S. Antonio di Padova, quasi una cappella dell'attiguo ex Convento dei Cappuccini (1578), con l'altare maggiore in legno, vistosamente intarsiato, e numerose tele che adornano i muri. In contrada "Riu", la Cappella della Madonna di Loreto, (sec. XVIII) nel cui interno può ammirarsi il bel pavimento a mosaico eseguito nel 1879 dai F.lli Peluso, ed inoltre una statua lignea raffigurante la Vergine, nonché una tela riproducente la "Vergine col Bambino". Nella periferia sud dell'abitato, la Chiesa Nuova (ma in completo stato di abbandono), già dedicata alla Madonna di Costantinopoli, a pianta ottagonale, fatta erigere dal Marchese S. Francesco Gattinara nel 1685. È meglio conosciuta dal popolo come "la chiesa dei diavoli", perché, secondo un'antica leggenda, il citato marchese costrinse il diavolo ad edificarla in una sola notte. Un tratto di strada tra i più pittoreschi collega Tricase all'omonima marina, ove imponenti residenze signorili fanno da corona all'insenatura caratterizzata dal porticciolo turistico. A metà percorso si possono osservare stupendi esemplari di "quercia vallonea", specie arborea tipica della flora salentina, che un tempo ricopriva grandi estensioni boschive. Vi è un esemplare secolare di circa 600 anni, maestoso, col tronco dal diametro di 1,5 metri e la chioma di almeno 500 mq. di larghezza, cosiddetta "la quercia dei 100 cavalieri".
Al territorio comunale di Tricase appartengono le citate frazioni di Tutino con l'antico castello (sec. XVI) dei Gallone, in carparo giallastro, dal disegno monumentale nonostante le piccole dimensioni; Sant'Eufemia, dov'è la cripta della Madonna del Gonfalone, in parte sostenuta da colonne scavate nella roccia. A Depressa sorge il castello, oggi proprietà Winspeare, che del Cinquecento conserva le due torri quadrate, il loggiato e la scala nonché le mensole originarie che sostenevano il vecchio cammino di ronda. Il paese è rinomato per l'artigianato del legno. Del cinquecentesco maniero di Lucugnano rimane unicamente un torrione, in quanto i corpi di fabbrica adiacenti furono completamente ricostruiti; Lucugnano è conosciuta per la particolare produzione figulina dei vasi da fiori, perfettamente lisci ed eccezionalmente graffiti sull'orlo, e che, grazie alla mescolanza di due tipi di creta, risultano molto resistenti.
In un tratto della zona del "Capo" tra i più lussureggianti si trova l'abitato di Specchia, in posizione elevata, aperto alla sottostante pianura che in alcune giornate particolarmente serene pare sfinire nell'Adriatico. A ricordo di quei grandi cumuli di pietre, le specchie appunto, che evidentemente vi trovarono i primi abitanti, il paese fu detto Specchia prête, quasi volesse dire "specchia di pietre". Fuori dal paese la chiesa ed il convento dei Francescani (sec. XVI). A 500 metri dal paese vi è forse il monumento più importante: la Chiesa di S. Eufemia, che un recente opportuno restauro ha riportato in vita. Situata nell'area del (distrutto) casale di Grassano, è un rarissimo esempio di chiesa "sub divo" in Puglia, il cui modello si colloca tra l'arte bizantina e quella preromanica (fine sec. IX-X). Ricca di acqua è il significato, più che appropriato, del nome di Acquarica del Capo, ridente paese a vocazione agricola, situato a 110 metri sul livello del mare.
Il Castello, che oggi ricade nel centro abitato, variamente rimaneggiato, è l'unico elemento che ci aiuti a ripercorrere il passato di Acquarica del Capo. A pianta quadrangolare, munito originariamente da quattro torrioni circolari agli spigoli, dei quali attualmente soltanto uno è superstite, il castello fu realizzato nel 1342, quando il feudo di Acquarica fu assegnato a Giov. Antonio Orsini, Principe di Taranto. Seicentesca (1618) è la Parrocchia dedicata a S. Carlo Borromeo (patrono, festeggiato la domenica successiva al 4 novembre). Il folclore locale trova la sua migliore espressione nella festa e nella fiera della Madonna del Ponte, che si svolgono la prima domenica di settembre.
Nel punto più basso di convergenza delle Serre Salentine si trova Presicce, industrioso centro agricolo dell'estremo Salento. Fra tanti passaggi di proprietà e diritti feudali, il castello, eretto dal normanno De Specula, subì rifacimenti tali da assumere le attuali caratteristiche di un grandioso palazzo settecentesco. Nell'interessante centro storico si possono ammirare alcuni palazzi cinquecenteschi o realizzati nei secoli successivi dalle famiglie Gonzaga, Pepe, Arditi, De Liguoro. La Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Andrea (patrono, festeggiato il 30 novembre), costruita dal 1778 al 1781. Insieme alla Cattedrale, di cui occupa il sagrato ed il campanile cinquecentesco, forma un elegante complesso architettonico nella piccola piazza Villani. Nei locali dell'ex convento di S. Giovanni Evangelista è il Museo della civiltà contadina, raccolta di oggetti domestici e rurali delle popolazioni del "Capo".
Alessano sorge a metà del costone della Serra dei Cianci ed occupa una posizione altimetrica rilevante coi suoi 184 metri sul livello del mare. Passeggiando per le vie dell'antica Terra non sorprenda di trovare palazzi pubblici e privati adornati di ricchi portali, civettuole loggette, eleganti cornici. Del castello, eretto dai Gonzaga verso la metà del secolo XVI e dal quale poteva vedersi la vasta pianura fino ai paeselli di Corsano e di Tiggiano, si conserva soltanto la primitiva facciata; il resto è stato trasformato alla fine del '600. Al patrono di Alessano, S. Trifone (che si festeggia il primo lunedì di luglio), è dedicato un altare. Nella via omonima vi è la Chiesa di S. Antonio, cinquecentesca, con annesso l'ex convento. Conserva un affresco coevo, raffigurante il Santo di Padova, e l'altare del 1652, firmato da A. Martinelli da Copertino. Del 1628 è la Chiesa del Convento dei Cappuccini, sorta per voto del vescovo del tempo, Mons. Spinelli, in seguito a guarigione ottenuta per intercessione di S. Francesco. L'altare è in legno intarsiato; la tela della pala è attribuita a Frate Angelo da Copertino. Sui resti di un'antica cappella è stato costruito il piccolo Santuario della Madonna del Riposo (sec. XIX); in contrada Boceto è la Cappella del Crocefisso (sec. XVII), che conserva un altare in puro stile barocco (1670) attribuito a Placido Buffelli. Ed inoltre: la Cappella dello Spirito Santo (sec. XVIII) nella via omonima; la Cappella di S. Paolo (sec. XIX); la Chiesa dell'Assunta (sec. XVII), ed un Calvario in contrada Trappeti.
Poco distante da Alessano è la frazione di Montesardo, antico villaggio fortificato, ubicato su un "colle aspro e duro" da cui, probabilmente, l'originaria denominazione di "mons arduus". Del castello medioevale trasformato in palazzo residenziale non rimangono che pochissimi elementi. La settecentesca Chiesa Parrocchiale è dedicata alla "Presentazione di Maria al Tempio". La Cappella di S. Barbara, trecentesca, è sulla via che conduce a S. Dana: è ad una sola navata e ha subìto rimaneggiamenti sulla facciata là dove vi erano, sulla porta d'ingresso, una nicchia e un rosone. Recentemente sono stati ripristinati interessantissimi trappeti a grotta sia nel centro storico di Alessano che a Montesardo e nel villaggio rupestre di Macurano.
Da pochi anni ha ottenuto particolare sviluppo turistico Torre Vado, una gemmazione costiera divenuta la località balneare di Morciano. Al centro dell'abitato sorge il castello, affascinante per le sue grandiose proporzioni, paragonato ad alcune opere federiciane esistenti in Sicilia. Incorporato nella costruzione è il poderoso campanile del 1775. Tra i particolari di rilievo, sono da segnalare all'interno: una tela del '600, l'altare barocco dedicato al Santo Patrono ed un'acquasantiera in pietra (sec. XIV). Vi sono, inoltre, la chiesa del Carmine, comunemente denominata "del Rosario", costruita intorno al 1486 e la chiesa di S. Lucia (sec. XIX), che presenta un artistico mosaico raffigurante la Santa. Non è raro trovare nel centro storico di Morciano esempi di abitazioni risalenti al '500 come quella di Monteduro, in via Roma, dove il balcone è sostenuto da una serie di 25 caratteristici mensoloni. Tipico è il Rione Torri, a ridosso del castello, costruito in modo che ogni abitazione si potesse trasformare in un autentico, piccolo fortilizio, addossato a quello contiguo sì da costituire un solido raggruppamento fortificato, capace di far desistere chiunque da un eventuale attacco.
Nella vicina Barbarano, nei pressi delle "vore", vi è la chiesetta del 1685 denominata comunemente Leuca piccola; al di sotto di essa vi sono locali e servizi annessi, come una sorta di albergo predisposto per i pellegrini che, prima di recarsi al santuario di Leuca, avessero avuto bisogno di una sosta per riposarsi.
Verso l'interno del "Capo" è il centro di Patù, ai piedi della Serra di Vereto, sopravvissuto all'antico municipio romano Veretum, casale distrutto nel IX secolo, e del quale costituiva il granarium cioè il luogo di deposito delle vettovaglie. Nella zona extraurbana di Patù si vedono ancora i resti del centro messapico, costituiti da una fortificazione a blocchi isodomi (IV secolo a.C.) ed una acropoli. Nelle vicinanze si trova, inoltre, la cappella rurale della Madonna di Vereto, sorta sulle rovine dell'antica città. Durante l'estate è meta di pellegrinaggi mariani che diventano più numerosi il 15 agosto, festa dell'Assunta. Il monumento più importante di Patù è senza dubbio quello cosiddetto di Centopietre, realizzato col reimpiego di blocchi delle mura messapiche e di architravi fregiate, provenienti da Vereto. La chiesa di S. Giovanni, più volte restaurata, è di stile romanico (sec. XI) ed ha, all'interno, resti di affreschi tardo trecenteschi. Nella campagna si trova l'imponente Paiara di Papa Fedele, un'ardita costruzione rurale di pietre a secco.
A Giuliano vi è l'antichissima chiesa di S. Pietro, riconosciuta monumento nazionale, risalente al X secolo; è formata da massi isodomi e fu costruita dai Basiliani.