Palazzo Imperiali, Manduria

Il palazzo è concepito secondo lo schema classico della dimora urbana, a pianta quadrata e isolato sui quattro lati: per lo stile severo ed austero risultano evidenti le caratteristiche di unicità nel panorama del tardo barocco salentino, dal quale esso si discosta decisamente. Interessanti appaiono, invece, le analogie con esempi tardomanieristici romani a cavallo tra XVII e XVIII secolo. L’unica concessione al gusto rococò del tempo è costituita dalla lunga balconata in ferro lavorato “a petto d’oca”.

Dal maestoso portale fiancheggiato da due colonne di ordine toscano, si accede all’androne coperto e, proseguendo, all’atrio interno. Di rilievo è la monumentale scalinata a doppia rampa aperta sull’atrio, secondo una tipologia che all’epoca ebbe grande diffusione soprattutto a Napoli.

L’edificio, non ultimato nell’ala sud-est e probabilmente mai utilizzato dalla famiglia dei feudatari, passò per alcuni anni al Regio Fisco, fu poi riacquistato da Don Vincenzo Imperiali del ramo dei marchesi di Latiano e nuovo principe di Francavilla in burgensatico, da questi passò al figlio Federico che nel 1827 lo cedette a Don Vincenzo Filotico, possidente manduriano. Ai Filotico si devono alcuni interventi, come la costruzione di un ampio loggiato su una delle facciate dell’atrio interno, oltre all’arredo e le decorazioni interne. L’edificio è tuttora residenza della famiglia Filotico, ad eccezione di alcuni dei locali al piano terra che, passati di proprietà in seguito ad una divisione tra eredi nel dopoguerra, risultano destinati ad attività commerciali.

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